About the role of design (in culture)

“Progettare, voce del verbo amare”
Design, voice of the love verb

– AG Fronzoni

“Penso sia il compito di ognuno di noi portare la cultura non dove c’è già ma dove manca, in provincia, in periferia, ai più poveri, dove ci sono meno informazioni. La cultura di un paese si misura dalla cultura dall’ultimo uomo di quel paese, è la media che conta. Compito e dovere di ogni persona è di fare pubblicità alla cultura.”
I think it’s up to each of us to bring culture not to where it already exists but to where there is a lack of it, to the province, to the suburbs, to the poor, to where there is little information. The culture of a country is measured by the man who has least of it in that country, it is the median value that counts. It is the task and duty of each person is to give publicity to the culture.
– AG Fronzoni

“Credo fermamente che in una società ideale tutti dovrebbero essere in grado di progettare.Al contrario di ciò che accade nella nostra società, in cui la creatività di dei più viene sacrificata a vantaggio della creatività di pochi. La progettazione introdotta come materia nella scuole di ogni ordine e grado consentirebbe a ogni persona di prendere consapevolezza di quella che è la sua potenzialità creativa.”
I firmly believe that in an ideal society everyone should be able to design. Quite the opposite to what happens in our society, in which the creativity of the majority is sacrificed to the advantage of a minority. Design introduced as a subject in every grade and kind of school, would allow everyone to become aware of his own creative potentials.
– AG Fronzoni in Domus magazine, March 1995

“Nella scuola -bottega in cui insegno vengono spesso giovani a chiedermi dei consigli. Innanzi tutto dico loro che il progettare non deve essere inteso come semplice attività professionale, ma soprattutto, e principalmente un modo di mettersi in relazione con la vita, una scelta di comportamento. Il senso più profondo del progettare non è tanto di costruire una casa, quanto quello di costruire noi stessi. E dico anche a questi giovani che progettare la propria esistenza è un impegno che deve costituire la loro principale preoccupazione: e questo impegno deve essere continuo e totale, non saltuario e relativo.”
In the workshop box where I teach, often young people come to me asking advice. Firstly, I tell them design must not be understood as a simple professional activity, but it is primarily a way of life, a way of relating oneself whit life, and choice of behaviour. A design’s most profound meaning is not so much that of building a house, but primarily building ourselves. And also I tell these youths that the design of their existence is the commitment which must be their main preoccupation; this commitment has to be continuous and total, not transitory and relative.

– AG Fronzoni in Domus magazine, March 1995

“Giulio Carlo Argan diceva che chi ricusa di progettare accetta di essere progettato. È una frase che dovrebbe essere tenuta presente da tutti. Il progetto serve a ognuno di noi per auto-progettarsi, con tutte le implicazioni relative: gli obbiettivi, i significati, l’aspirazione a curare di più noi stessi, ad aiutare gli altri a realizzarsi. È solo a questo punto che si può pensare ad affrontare altri progetti: progetti di architetture, di prodotti, di grafica…”
Giulio Carlo Argan used to say that those who refuse design accept to be designed. This is a phrase which everyone should bear in mind, with all its relative implications: the objectives, the meanings, the aspiration to take more care of our own existence, and to help others to realize themselves. It is only at this stage that one may conceive how to tackle other projects, architectural designs, and any other design theme. 
– AG Fronzoni in Domus magazine, March 1995

“La mia ambizione non è progettare un manifesto, è progettare uomini.”
[Proper translation missing – please suggest]
– AG Fronzoni

About good design

“Mirare all’essenziale, eliminare ogni effetto superfluo, ogni inutile fioritura, elaborare un concetto su basi matematiche, intorno ad un’idea fondamentale, ad una struttura elementare, evitare con accanimento sprechi ed eccessi.”
We need to aim at essential things, to remove every redundant effects, every useless flowering, to elaborate a concept on mathematical bases, on fundamental ideas, on elementary structures; we strongly need to avoid waste and excess.
– AG Fronzoni

“Progettare la pagina di un libro è fare urbanistica”
Designing the page of a book is like planning a city
– AG Fronzoni

About typography

Typography – the field where I constantly practice my profession – is one of the most significant code to prove that signs are able to convey contents themselves, as long as they are as essential as possible. According to Michelangelo sculpting is subtracting, typography is a discipline that shows the same attitude. The more is taken away, carved from the sign, the more the sign conveys. I entrust a decisive task to the empty space, that has not to be intended as lack of information, but as moment of significance.
– AG Fronzoni, 2001

“La simmetria appartiene al passato, mentre l’asimmetria è moderna, perché è dinamica, ed un punto fermo per il progettare contemporaneo. Quanto è stato fatto non solo non è moderno: è lo specchio di una società non avanzata.”
[Proper translation missing – please suggest]
– AG Fronzoni

About his preference for black and white

…My language is black-and-white. Far from depriving us of colour – the black and the white demarcate the extreme poles in a space, where it is held and sheltered. And yet, the colours aren’t simply there. Only as we engage the space and become active do we uncover the colour in it: the space is generous. But the colour begs to be configured. Colour isn’t outside of us: it is intrinsic. Colour – that is us.
– AG Fronzoni quoted in Zurich Museum fur Gestaltung’s publication Poster Collection, Volume 8: “Black and white”, published by Lars Müller Publishers, 2003.

Black and white as a reductive approach that is taken to the point of extinction: less and more. What counts is frequently not abundance but emptiness and absence. Contributions to the deconstruction and construction of a total space, essentially a spiritual one, an inner order.
– AG Fronzoni, quoted in “AG Fronzoni: They thought I was crazy, but they went along with it”, Lars Müller Publishers, Baden 1998.

“Esterno-interno, al di là-al di qua, privato-pubblico, pieno-vuoto, rumore-silenzio. Bianco e nero come atteggiamento di riduzione, spinto fino all’azzeramento: il meno e il più. […] Le zone bianche, le zone di riposo che identificano spazio e tempo, sono là dove noi riusciamo a costruirle, togliendo da. In partenza è eliminazione […]. Zone bianche sono viaggi non fatti, anche se desiderati, cose non dette, amore dato e scordato, doni fatti per impoverirsi, per non avere più quello che si aveva prima. Il non possedere. […] Spazi bianchi sono l’uomo – la meraviglia di esserlo – l’aria, l’acqua, il fuoco. Il sogno. […] Le zone nere: in senso lato, quelle occupate dal potere che ha oltrepassato ogni limite tollerabile e si avvia alla distruzione del mondo nel suo delirio di profitto. Nero è il non progetto. Ma il nero è anche una sorgente di forza, unisce al mistero una grande potenza che può essere impiegata. […] La mia fede in un avvenire migliore non si spegne. Una progettazione che cerca di aprire un orizzonte d’azione articolato, coerente, razionale, socialmente responsabile dell’ambiente umano e del suo destino. Una progettazione che non serve a soddisfare i bisogni della committenza ma a sradicarli. Progettare per sopravvivere e sopravvivere grazie al progetto.”
[Proper translation missing – please suggest]
– AG Fronzoni, in an interview by Luigi Giordano for newspaper Il Mattino, 3 September 1988